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30   settembre

Leggere Butler a Firenze

Gruppo di lettura sul libro Who's Afraid of Gender di Judith Butler

Di Anastasia Barone


Quali paure e quali ansie si sono addensate attorno al termine “genere”, e in che modo il genere è stato trasformato in un fantasma della vita contemporanea? Che cosa caratterizza gli attuali movimenti anti-gender, e quali forme di esclusione e di sottrazione dei diritti rendono possibili? Quali forme di uguaglianza, libertà e nuove alleanze possiamo immaginare oltre una politica fondata sulla paura?

Sono alcune delle domande centrali sollevate da Judith Butler in Who’s Afraid of Gender? (2024, Farrar, Straus and Giroux), il libro discusso durante i seminari Reading Butler in Florence, organizzati dal Gender and Politics Working Group della Scuola Normale Superiore il 22 e il 29 settembre.

Perché un seminario di lettura? Il formato prende sul serio l’invito di Butler a “rallentare l’intera discussione pubblica”. In un momento in cui i dibattiti sul genere sono segnati da un senso di urgenza estremamente accelerato, dalla semplificazione eccessiva e dalla polarizzazione, la lettura collettiva offre un ritmo diverso, che costituisce già di per sé una forma di resistenza. Prendersi tempo significa creare spazio per la complessità e la riflessione critica, e interrogarsi con attenzione su quali paure, progetti politici e rapporti di potere si stiano condensando attorno al termine “genere”.

La prima sessione, dedicata all’introduzione, al Capitolo 6, What about Sex?, e al Capitolo 7, What Gender Are You?, ha visto la partecipazione di studenti, dottorandi, ricercatori e docenti. La discussione ha esplorato l’importanza delle emozioni negli attuali movimenti anti-gender, così come il rapporto tra politiche anti-gender, processi di autocratizzazione e sottrazione dei diritti, per poi tornare ai dibattiti femministi di lunga durata sul rapporto tra sesso e genere, natura e cultura. La conversazione ha inoltre messo in luce una questione più ampia sollevata dal libro: come dovremmo comprendere le implicazioni democratiche di progetti politici costruiti attorno alla paura, all’esclusione e alla restrizione dei diritti? Comprendere questi fenomeni è emerso come un compito centrale per la scienza politica contemporanea, oltre che come una questione urgente per la società nel suo complesso.

Se la prima sessione si è concentrata sulla comprensione delle radici e della natura dei movimenti anti-gender, questo rappresenta soltanto una parte del lavoro. Durante il secondo incontro, il gruppo si è rivolto alla domanda su quali futuri possano essere immaginati oltre la paura, l’esclusione e l’erosione democratica. Come suggerisce Butler, immaginare il futuro non è semplicemente un esercizio intellettuale astratto: “L’immaginazione non avviene soltanto nella mente. Richiede un oggetto, un mezzo, una forma sensibile di espressione”. L’immaginazione riguarda dunque anche le forme attraverso cui le possibilità diventano percepibili e iniziano a prendere forma.

A partire dal Capitolo 8, Nature/Culture: Toward Co-Construction, dal Capitolo 9, Racial and Colonial Legacies of Gender Dimorphism, e dalla conclusione, The Fear of Destruction, the Struggle to Imagine, la discussione ha approfondito l’idea di co-costruzione e il rapporto tra genere e colonialità. Si è inoltre soffermata sulle passioni femministe e sui futuri possibili, chiedendosi che cosa sia necessario non solo per contrastare i movimenti anti-gender, ma anche per sperimentare forme alternative di vita democratica. Questo ha significato guardare oltre una concezione della resistenza intesa esclusivamente come opposizione, per rivolgere l’attenzione alle pratiche quotidiane, alle relazioni e alle forme di resistenza che già esistono e a partire dalle quali potrebbero cominciare a emergere futuri differenti.

I seminari di lettura sono concepiti anche come preparazione a una conversazione più ampia, che proseguirà in ottobre, quando Judith Butler sarà ospite della Scuola Normale Superiore come Ciampi Visiting Scholar.